sabato 1 gennaio 2011

di Piero Vassallo  -  prima parte

1. - Abbagli e illusioni della vigilia
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, solo gli esponenti cattolici fedeli alla dottrina ortodossa e perciò indenni dall'influsso della chiacchiera giornalistica, osavano proporre una lettura realistica e anticonformistica dei segni del tempi, nei quali si contemplava l'inarrestabile movimento sovietico di liberazione. "Liberazione" che Pio XI aveva puntualmente definito "rimedio peggiore del male".
Esponenti e guide della minoranza refrattarie alle illusioni e ai miraggi di giornata erano i cardinali Ernesto Ruffini, Alfredo Ottaviani e Giuseppe Siri, e i filosofi Cornelio Fabro, Antonio Messineo, padre Julio Meinevielle, Michele Federico Sciacca e Augusto Del Noce.
Alcuni di loro previdero la metamorfosi nichilista della dottrina di Marx. Il card. Siri, in una conversazione con padre Candido Capponi, annunciò addirittura lo sfacelo dell'Unione sovietica. Padre Meinvielle rivelò la presenza di suggestioni neognostiche operanti nel cuore dell'avanguardia atea. Altri si resero conto che nel pensiero francofortese era  in atto la metamorfosi nichilistica della libertà immaginata dagli  insorgenti contro la morale cristiana e il diritto naturale.
Dal suo canto Fabro dimostrò che solamente la filosofia di San Tommaso d'Aquino era in grado di sopravvivere alle catastrofi mentali avvenute nel xx secolo.
Fedeli all'insegnamento dell'enciclica Humani generis di Pio XII, i difensori dell'ortodossia erano convinti dell'irriducibilità del pensiero moderno al Vangelo. Pertanto essi rimanevano saldi nella tradizionale opposizione della fede al mondo.
Purtroppo gli avvertimenti degli anticonformisti ebbero una mediocre accoglienza in un ambiente già alterato e flagellati da incontrollabili stati d'animo: infondata stima delle  idee professate dall'avversario, rispetto umano, tracotante faciloneria, ammirazione della propria superficialità,  insofferenza dell'autorità di Pio XII.
Misura della demenziale anarchia strisciante fra i cattolici modernizzanti è la confessione di Giuseppe Alberigo, il quale confidò (a un giornalista del Corriere della Sera) di aver recitato (insieme con un frate benedettino!) il rosario per invocare la morte di Pio XII, giudicato ingombro sulla via del rinnovamento cattolico.
L'origine dell'appiattimento in scena nell'area cattolica durante gli anni del pre-concilio è stata  ricostruita da Cornelio Fabro “L’attività frenetica dei mezzi di comunicazione, l’invasione della società del benessere, l’affievolimento degli interessi speculativi, lo studio diretto dei classici del pensiero contrastato da una valanga di enciclopedie, dizionari e pubblicazioni di facile volgarizzazione e di altrettanto facili illusioni: tutte queste cose hanno non solo stordito il pubblico dei fedeli ma intimorito la stessa autorità, che ha dato l’impressione di non essere sempre in grado di fronteggiare con nuove proposte siffatto cataclisma, tuttora in atto” (Cfr. “Introduzione a san Tommaso”, Ares, Milano, 1997, pag. 286).
I tamburi dei giornalisti aggiornati (ad esempio Raniero La Valle, Sergio Zavoli, Giancarlo Vigorelli, Piero Pratesi) rullavano senza sosta. Priva delle necessarie difese immunitarie il popolo della dimezzata cultura cattolica era posseduto dalla convinzione dell'ineluttabile trionfo del comunismo sovietico. Il nuovo Costantino era contemplata attraverso lenti zuccherose, che oscuravano la memoria dell'olocausto ucraino (l'Holomodor)  e nascondevano l'atroce presenza del gulag nei territori amministrati dal buon Kruscev.
Ingannato dalla diceria dei giornalisti e dei teologi da loro aggiornati, perfino il Beato Giovanni XXIII fu vittima dell'abbaglio e confidò a padre Roberto Tucci di giudicare Kruscev animato da buone intenzioni. (Cfr.: Roberto De Mattei, "Il Concilio Vaticano II Una storia mai scritta", Lindau, Torino 2010, pag. 286).
La fine dell'età costantiniana era annunciata con squilli "teologici" intonati alla festosa preparazione del compromesso col vincitore sovietico. Non a caso Giuseppe Dossetti, futuro segretario del card. Giacomo Lercaro, uno fra i più risoluti esponente dei progressisti attivi nel Vaticano II, durante gli anni Quaranta e Cinquanta fu il capo di una corrente democristiana favorevole all'apertura ai comunisti.
La maggioranza del clero e del laicato militante seguiva le indicazioni di Jacques Maritain, un autore  che si era formato nel movimento di Charles Maurras e Henri Massis. Negli anni della sua attività nella destra francese, Maritain aveva scritto alcuni saggi che fanno tuttora parte della buona biblioteca cattolica, ad esempio "Antimoderno" e  "Tre riformatori Lutero, Cartesio, Rousseau". Opere al loro tempo ammirate dai giovani lettori Giovanni Battista Montini e Giuseppe Siri.
Nel saggio "Umanesimo integrale", Maritain considera una più vasta prospettiva e sostiene la presenza di ragioni cristiane nel cuore delle rivoluzioni moderne. Una tesi che fu  in seguito tradotta (con qualche forzatura) nella strategia del compromesso storico.
La tesi sulle parziali (e insufficienti) ragioni delle ideologie è ovvia. Ad esempio: è vero che l'illuminismo rivendica i diritti della ragione ma è innegabile che la rivendicazione unilaterale  della ragione colpisce la fede e ghigliottina le monache di Compiègne e di Orleans.
Forse Maritain non fu del tutto chiaro nell'esposizione della sua tesi. Forse fu troppo indulgente con la rivoluzione comunista e troppo intransigente con la destra degli anni Trenta.
Certo è che fu erronea la conseguenza che dalla sua opera trassero i lettori schierati a sinistra: essi non videro la parzialità delle ragioni e - sopra tutto - la insostenibilità delle conclusioni rivoluzionarie
L'incensato Pierre Teilhard de Chardin, il gesuita proibito, sentenziò che “Arrestare il movimento moderno è soltanto un tentativo impossibile poiché tale movimento è legato allo sviluppo stesso della coscienza umana”.
La teologia irenistica, che ispirava il progetto di moderare e accorciare la dottrina cattolica per adeguarla alle presunte istanze dell’uomo moderno, peraltro era stata confutata nel 1920 da un predecessore di Siri, il cardinale arcivescovo di Genova Tommaso Pio Boggiano.
Il puntuale giudizio dell’insigne presule rammentava che “La dottrina cristiana, espressione della verità di Dio sulla terra, non può essere né divisa ne scissa. Essa è la tonaca inconsutile, essa è tutta di un pezzo. Dio, Gesù Cristo, Chiesa, Papa, i diritti che Dio ha dato alla Chiesa e al Papa, formano un tutto unito, un complesso di cose inseparabili e, quello che è da tenersi ben presente, affatto indipendenti dalla volontà degli uomini. Volere solamente una parte di ciò che è volontà di Dio, volere solo un po’ di cristianesimo e pretendere così di stare bene con Dio, di essere chiamati suoi soldati e suoi cavalieri, è cosa impossibile. In questa materia: o tutto o niente.  Il Vangelo non contiene un solo capitolo, un solo versetto, che sia una superfetazione e che possa quindi essere a nostro piacimento tolto o trascurato” (Cfr.: “Un vescovo contro la Democrazia Cristiana”, Verrua Savoia 2008.
Purtroppo le tesi degli integralisti furono travolte dall'onda alta e inarrestabile della dolcezza teologizzante. La rumorosa emergenza della teologia conformista, generata da uno stupore disarmato davanti a figure ideologiche già fatiscenti e destinate ad essere travolte e sepolte a Berlino, costituisce motivo di umiliante disagio per la memoria cattolica.
Durante gli anni Cinquanta e Sessanta il potere della suggestione era diventato a tal punto influente che perfino un uomo cauto e scrupoloso come Giovanni XXIII dichiarò ammirazione “per il meraviglioso progresso del genere umano”, in pratica per le conquiste vantate dai propagandisti della rivoluzione illusionista.
Giovanni XXIII riteneva, in buona fede, che si potesse giudicare addirittura avvenuto “l’ingresso in una nuova età, la quale, fatta salva la sacra eredità trasmessaci dalle generazioni precedenti mostra un meraviglioso progresso nelle cose che riguardano l’animo umano”.
Ora nell’Allocuzione inaugurale del Vaticano II, Gaudet Mater Ecclesia, papa Roncalli, forse consigliato dall'ottimismo esagerato di suggeritori intemperanti, tratteggiò due scenari divergenti: un Concilio indirizzato alla risoluta, intransigente conferma dei dogmi (“il Concilio deve condurre ad un sempre più intenso rafforzamento della fede”) e un Concilio orientato ad evitare la condanna degli errori moderni, visto che “ormai gli uomini da se stessi sembra siano propensi a condannarli” (Cfr.: Paolo Pasqualucci, “Giovanni XXIII e il Concilio Ecumenico Vaticano II Analisi critica della lettera, dei fondamenti, dell’influenza e delle conseguenze della Gaudet Mater Ecclesia, Allocuzione di apertura del Concilio, di Giovanni XXIII”, Editrice Ichtis, Spadarolo Rn 2009).
Nel primo scenario è il fedele ritratto del Concilio Vaticano II. Nel secondo scenario sono descritte le illusioni che suscitarono estenuanti discussioni nel Concilio e rovinose fughe in avanti nel post-concilio.

(continua)

venerdì 31 dicembre 2010

Nuovo referendum abrogativo in materia di aborto : l. 194 e la falsa questione del vuoto normativo - di Pietro Guerini

di Pietro Guerini – Portavoce nazionale no194

Al fine di disincentivare qualsiasi critica o attacco alla legge 194 si ricorre ad una svariata serie di argomentazioni , che spaziano dal fatalistico al fantasioso .
Le argomentazioni fatalistiche operano per lo più a livello psicologico e mirano ad alimentare il terreno fertile della pigrizia , del pessimismo e della rassegnazione , esprimendosi nella convinzione che ormai il diritto all’aborto sia ineluttabilmente acquisito come tale nella coscienza popolare .
Il che può indurre molti soggetti critici verso il fenomeno abortivo a sentirsi comunque con la coscienza a posto , in quanto l’adesione ad iniziative in linea con le loro convinzioni dovrebbe ritenersi del tutto inutile .
Con le argomentazioni fantasiose , viceversa , si prospettano anche ostacoli oggettivi e assoluti (come tali , non puramente probabilistici) che blinderebbero la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza , spesso confidando in mala fede nella mancata conoscenza di nozioni tecniche che non può che riguardare coloro che non hanno una formazione specifica al riguardo .
Una tematica particolarmente sofisticata diffusa dagli illuminati ed emancipati difensori del diritto di sopprimere un concepito è rappresentata dalla presunta intangibilità formale della 194 , in quanto legge essenziale a scongiurare un vuoto normativo .
Taluni , poi , aggiungono che senza la 194 si potrebbe praticare l’aborto libero ( come se ciò già in pratica non avvenisse , stante il contenuto della legge ed il clima di lassismo diffuso che essa ha introdotto ) .
Premetto che ho già sottolineato ( ad esempio nel pezzo pubblicato il 31-1-2010 ) come la formulazione dei quesiti referendari debba essere circostanziata e tener presente la necessità di scongiurare censure formali da parte della Corte Costituzionale .
Non a caso , già dal primo articolo ( da cui è poi nato il sito http://www.no194.org/ attraverso il quale si può aderire all’iniziativa ) con il quale ho inteso farmi promotore di un nuovo referendum abrogativo della l. 194 , quello pubblicato su  http://www.ledestrabergamo.it/ il 18-7-2009 , sito che mi ha gentilmente ospitato nonostante non fossi iscritto a quel ( come a nessun altro ) partito , auspicavo l’abrogazione delle norme “ più significative “ di quella legge .
L’abrogazione totale della legge , quindi , a prescindere dalla sua condivisibilità sostanziale , può non essere opportuna per ragioni formali , stante il pericolo di una declaratoria d’inammissibilità della consultazione .
In particolare , vi è il timore che la Consulta possa subire condizionamenti ( in astratto sempre possibili ) soprattutto di natura politico-giornalistica , alimentati dalle lobbies interessate al fenomeno abortivo , che vanifichino gli sforzi della nostra iniziativa .
Ciò premesso , la tesi della non ammissibilità in sé di un referendum abrogativo totale si fonda per lo più sulle sentenze della stessa Corte nn. 45-49 del 2005 .
Sino a tali decisioni , l’ammissibilità di un referendum di portata integrale veniva escluso per tre categorie di leggi : quelle a contenuto costituzionalmente vincolato , quelle implementanti una tutela minima ad un principio costituzionale e , quale subspecie di quest’ultime , quelle costituzionalmente necessarie ( che riproducono princìpi costituzionali nel solo modo costituzionalmente consentito o che , se abrogate , priverebbero di rilievo un principio o un organo costituzionale ) .
La legge 194 non rientra , all’evidenza, in nessuna delle tre categorie indicate .
Ora , con le pronunce ora menzionate si è sostenuta la non ammissibilità di un referendum abrogativo totale della legge sulla procreazione medicalmente assistita e sono stati , di contro , ammessi quattro referendum di abrogazione parziale , escludendo in modo espresso che le disposizioni di legge del quesito potessero ritenersi a contenuto costituzionalmente vincolato , senza citare neppure le altre due categorie .
Ebbene , la Consulta , nella pronuncia n. 45 , sembra aver introdotto un quarto motivo di inammissibilità , ritenendo non totalmente abrogabile per via referendaria una legge che “assicuri un livello minimo di tutela legislativa“ , quindi semplicemente “legislativa“ e non più “costituzionale“ .
Oggetto del divieto , dunque , sarebbe una legge qualunque essa sia .
Proprio a questo precedente fanno riferimento coloro che intendono negare la praticabilità di un referendum abrogativo totale della 194 , in realtà incorrendo in un clamoroso errore ( se in buona fede ) o ricorrendo ad una palese menzogna ( se in mala fede ) .
Occorre tener presente che la l. 40 sulla procreazione medicalmente assistita è intervenuta , essa sì , a colmare un vuoto normativo , essendo stata la prima ed unica normativa di settore entrata in vigore nel nostro paese .
Il che non può dirsi per la 194 in materia di aborto .
A convincersene è sufficiente leggere l’art. 22 della stessa 194 , con il quale si abrogano espressamente articoli di legge precedenti , segnatamente il titolo X del libro II del codice penale , nonché il n. 3 ) del primo comma ed il n. 5 ) del secondo comma dell’art. 583 c.p. .
Il fenomeno in oggetto , dunque , era già disciplinato , in sede penale .
Con il titolo X del libro II del codice penale , in particolare , si puniva il reato di aborto .
A seguito dell’abrogazione di tale titolo , sono oggi puniti il maltrattamento di animali e di cose altrui ( sotto forma di danneggiamento ) , come l’inquinamento dell’aria ( che può implicare la commissione di reati ambientali ) , ma non la soppressione ( evento estremo , totale ed irreparabile ) di un concepito , che viene così relegato ad uno stato inferiore rispetto a quello di un cane , di una sedia altrui o di mera aria  , che vengono viceversa tutelati giuridicamente .
Non a caso Emma Bonino può dichiarare che embrione e feto equivalgono ad una linfa ( liquido chiaro , lattescente che circola nei vasi linfatici ) . 
Quanto alla soppressione dei beni non altrui , essa può comunque creare problemi maggiori rispetto a quella di un concepito , legati al compimento di possibili reati ambientali per il loro smaltimento .
Coerentemente con tale configurazione del concepito , sono stati pure abrogati , come detto , il n. 3) del primo comma ed il n. 5) del secondo comma dell’art. 583 c.p. , che contemplavano come aggravanti del delitto di lesioni le circostanze che la persona offesa fosse una donna incinta e che dal fatto fossero derivati l’acceleramento del parto o l’aborto della persona offesa .   
Quindi , un eventuale referendum abrogativo totale della legge non implicherebbe nessun vuoto normativo , ma la restaurazione della normativa preesistente , che già non equiparava a tutti gli effetti e sino in fondo il concepito ad un qualsiasi essere umano , poiché , analogamente a quanto ancor oggi previsto per l’infanticidio commesso dalla madre immediatamente dopo il parto in condizioni di abbandono ( art. 578 c.p. ) , il reato di aborto era distinto rispetto a quello di omicidio doloso e la pena era decisamente inferiore a quella prevista per tale ultimo delitto .
E quindi , a maggior ragione , nessun aborto libero , giacché tale pratica verrebbe , all’opposto , sanzionata .
Ad ogni buon conto , essendomi rappresentato sin dall’origine dell’iniziativa il problema in oggetto ed i rischi di una sua strumentalizzazione , ho da subito individuato ed indicato l’oggetto del referendum in più quesiti , relativi ciascuno a singole disposizioni della 194 , a partire dagli artt. 4 e 5 , attorno ai quali si registra un notevole dissenso .
Come ricordato , in particolare , in base ad un sondaggio Eurispes del 2006 :
-il 73,7% degli italiani si dichiara contrario all’art. 4 circa l’ammissione dell’interruzione volontaria di gravidanza nei primi 90 giorni per mere ragioni economiche , morali e sociali ;
-il 78% dei nostri connazionali , in dissenso con l’art. 5 , non condivide che la decisione abortiva possa essere presa in via esclusiva dalla donna , anche se coniugata , senza che il potenziale padre abbia il diritto di essere anche solo informato della sua decisione .  
E , non a caso , i quesiti in materia di fecondazione medicalmente assistita aventi come oggetto singole disposizione della l. 40 sono stati ammessi , senza che la questione del vuoto normativo assumesse alcun decisivo rilievo .
Nessuna sopraggiunta ( rispetto alla prima consultazione referendaria del 1981 ) preclusione formale , dunque , osta all’iniziativa referendaria .
Nell’ambito della quale si potrebbe anche prevedere la formulazione aggiuntiva di un quesito abrogativo totale , che sarebbe però a rischio di inammissibilità per le ragioni sopra ricordate .
Quesito abrogativo totale che , tra l’altro , farebbe salva anche l’adozione di una normativa analoga a quella irlandese ( aborto ammesso solo in caso di pericolo di vita della madre , il che casisticamente si verifica in una percentuale insignificante sugli aborti totali ) , considerata l’applicabilità in tal caso della causa di giustificazione comune di cui all’art. 54 c.p. , rappresentata dallo stato di necessità .
A tale ultima disposizione , a mio avviso , si dovrebbe aggiungere un comma specifico in materia , onde offrire alla donna una tutela legislativa e non rimessa agli orientamenti giurisprudenziali .
Il rischio ( considerati gli auspicati effetti abrogativi sull’art. 5 ) sarebbe rappresentato dall’eventualità che un padre possa decidere della vita della madre del proprio figlio per ragioni di gravidanza , in palese violazione , tra l’altro , con il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione .
Ricordo , infine , che , a seguito degli interventi della Consulta sull’art. 39 della legge 352 del 1970, un successo referendario e , comunque , l’emanazione di una legge per evitare la consultazione , vincolerebbero il Parlamento ad emettere modifiche legislative in linea con i principi ispiratori dell’iniziativa abrogativa .
Modifiche legislative neppure tentate nel corso di oltre 32 anni dall’entrata in vigore della 194 , da un classe parlamentare molto sensibile agli interessi di comodo degli elettori e per nulla interessata agli interessi vitali dei concepiti , che elettori non sono .
Ecco perché la via referendaria è l’unica praticabile per attaccare la legge di cui trattasi .
Via percorrendo la quale potrebbero conseguirsi ( a seguito di un’unilaterale azione del Parlamento) anche risultati intermedi ( di natura legislativa e diretti a rendere più restrittiva l’attuale disciplina ) rispetto a quello abrogativo , che costituisce , peraltro e comunque , l’unico obiettivo di questa iniziativa , del tutto estranea a squallidi patteggiamenti fatti sulla pelle del nostro prossimo .

di Francesco Agnoli

da “La Bussola Quotidiana”

«Suona ancora vero il detto di Abelardo del XII secolo: "La verità non può essere contraria alla verità. Le scoperte della ragione devono accordarsi con le verità della Scrittura, altrimenti il Dio che ci ha date entrambe ci ha ingannati, con l’una o con l’altra". Se Dio non esiste, niente ha senso». Chi ha pronunciato queste frasi? Un teologo di alcuni secoli fa? Un filosofo di oggi, un po’ fuori moda? No, sono stralci di una lunga intervista ad Allan Rex Sandage, uno dei più importanti astrofisici del XX secolo.

Sandage è morto da poche settimane, nel novembre di quest’anno. Era nato ad Iowa City, Iowa, nel 1926, e aveva dedicato la sua vita all’astronomia, occupandosi a lungo di evoluzione stellare e di cosmologia osservativi. Dopo la laurea nel 1948 presso l’Università dell’Illinois e il Ph.D. al CalTech nel 1953, allievo del famoso astronomo tedesco Walter Baade, divenne assistente alle osservazioni di Edwin Hubble, l’astronomo che scoprì l’espansione dell’universo. Alla morte di Hubble nel 1953, Sandage ne proseguì e diresse i programmi di ricerca cosmologica a Mount Wilson e Palomar, con l’obiettivo di determinare la velocità di espansione dell’universo.

Ma Sandage nel corso della sua attività ha svolto importanti ricerche anche nell’ambito della datazione delle stelle e sulla classificazione delle galassie e dei loro processi di formazione ed evoluzione e fu il primo a riconoscere l’esistenza di quasar privi di intensa emissione radio. Nella sua prolifica carriera, Sandage ha ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito scientifico: ha ricevuto, tra gli altri, la Eddington Medal della Royal Astronomical Society nel 1963, la medaglia d’oro di Papa Pio IX nel 1966 e la medaglia Elliot Cresson del Franklin Institute nel 1973. Nel 1971 ha ricevuto la National Medal of Science, il maggiore riconoscimento scientifico negli Stati Uniti. Più recentemente ha vinto il Premio Crafoord dell’Accademia Reale svedese delle Scienze nel 1991 e il Cosmology Prize della Fondazione Peter Gruber nel 2000...” (dal notiziario on line dell'Istituto nazionale di Astrofisica )

La morte di Sandage non ha destato molto interesse tra i media, convinti come sono che gli uomini di scienza siano utili solo quando possano essere utilizzati per proporre un riduzionismo scientista che con la scienza vera ha ben poco a che vedere. Odifreddi, Veronesi, Dawkins, Hack, insomma, sono sempre i benvenuti, sui giornali e sulle tv, più per le loro idee politiche e religiose, per il loro materialismo ideologico, che per le loro vere competenze scientifiche. Sandage, che è stato veramente un grande scienziato, assolutamente incomparabile ai nomi suddetti per l'importanza delle sue scoperte, può essere tranquillamente dimenticato, anche quando muore.

Cosa pensava Sandage del rapporto tra scienza e fede? A Sandage era chiarissimo il fatto che «ciascuna tratta un aspetto differente della realtà», nel senso che «la scienza rende esplicito l'incredibile ordine naturale, le interconnessioni a molti livelli tra leggi della fisica, le reazioni chimiche nei processi bioloici della vita ecc.. Ma la scienza può rispondere solo a un tipo fissato di domande, che concernono il cosa, il dove e il come. Con il suo metodo, potente quanto esso sia, non risponde (e in verità non può), al perché».

La scienza dunque descrive: una legge, la nascita stessa dell'universo, la struttura dell'atomo... Ma non risponde alla domanda fondamentale: da chi proviene quella legge? Perché esiste? Cosa c'era prima dell'universo? Quale è la causa prima della materia, della vita, della coscienza umana? A queste domande tentano di rispondere la filosofia, la teologia, e, in modo divino, rivelato, la fede... Lo scienziato, continuava Sandage, vede il grande ordine che esiste nell’universo, il fatto che tale ordine si trova all'interno di ogni singola realtà e tra tutte le realtà nel loro insieme. Ma se «non c'è Dio niente ha senso», perché senza Dio, cioè senza una Intelligenza creatrice ed ordinatrice, non trova risposta la domanda più importante: da dove infatti quell'essere, quell’ordine? Da dove quelle interconnessioni, quel "disegno" dell'universo che appare così "miracoloso"? Non certo dal caso: «Il mondo è troppo complicato in tutte le sue parti e interconnessioni per essere dovuto solo al caso. Sono personalmente convinto che l'esistenza della vita con tutto il suo ordine in ognuno dei suoi organismi è assemblata semplicemente troppo bene. Ogni parte di un corpo vivente dipende da tutte le alte parti (del corpo) per potere funzionare. Come fa ogni parte a saperlo? Come ogni parte si differenzia al concepimento? Più si studia la biochimica, più diventa incredibile che non ci sia una qualche sorta di principio organizzatore, un architetto, per chi crede, o un mistero».

Interrogato poi sulle grandi scoperte astronomiche del suo maestro, e sulle proprie, sull’espansione dell’universo e sulla sua nascita, Allan Sandage notava: l'«espansione dell'universo con le sue conseguenze riguardanti la possibilità che astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia astronomica vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima. Gli astronomi possono aver trovato il "primo effetto", ma non, quindi, necessariamente la causa prima cercata da Anselmo e Tommaso...»(Sandage citato in Bersanelli-Gargantini, Solo lo stupore conosce, Rizzoli 2003, p. 337).

Cosa significano queste affermazioni? Che se l'universo è nato in seguito ad una esplosione di un puntino di luce, posto da Dio al principio del tempo, come credeva il vescovo medievale Roberto Grossatesta; se cioè è nato da qualcosa di simile ad un "atomo primordiale", come lo chiamava all’inizio del Novecento don Lemaitre, padre della teoria del Big Bang, allora questa scoperta non conclude, ma porta con sé necessariamente un'altra domanda: l’universo è il “primo effetto”, ma quale è la “prima causa”?

Questa domanda non è nuova: è la stessa che si facevano i teologi medievali cristiani, che avevano ben compreso, grazie alla fede, che l’universo non si giustifica da se stesso, che non è eterno, che non è Dio, e che quindi, per la sua esistenza, per il suo ordine, per la sua sopravvivenza, ha bisogno di un Dio Creatore e Legislatore.

Anche oggi, con tutte le nostre conoscenze scientifiche, insegnava Sandage, rimangono valide le domande di sempre, cui la scienza appunto, non può rispondere, perché i suoi limiti sono definiti dal fatto che possiamo conoscere sperimentalmente solo ciò che vediamo e tocchiamo: perché c’è l’universo e non il nulla? Dal momento che non possiamo ipotizzare che l’atomo primordiale, causa prossima dell’universo, sia nato dal nulla, perché dal nulla non nasce nulla, quale è la Causa che ha fatto sì che abbia incominciato ad esistere prima un atomo di energia e poi da esso, tutto ciò che esiste? Perché l’esplosione iniziale, lungi dall’essere foriera di disordine, di caos, ha portato ad un universo ordinato ed “intelligente”?

A queste inevitabili domande, Sandage rispondeva come avevano fatto Copernico, Keplero, Galilei, Newton, Pascal, Mendel, Pasteur, e moltissimi altri padri della scienza: all’origine di tutto non può che esservi Dio stesso, “grande Artefice”, “Pantocrator universale”, “Creatore e Legislatore”, “Causa Prima di tutto ciò che è”….

Fonte:  http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=586:sandage-lse-dio-non-esiste-niente-ha-sensor-di-francesco-agnoli&catid=83:numero-15-31-dicembre-2010-&Itemid=131

giovedì 30 dicembre 2010

Intanto Stella e Corona “chiama” il ministro Alfano

                                                                                                                                    Data:29/12/2010
Mazzoni: “Venga a rendersi conto di persona”



LUCCA – Anche il movimento monarchico di Stella e Corona guidato in provincia da Mauro Mazzoni, interviene sulla questione del carcere lucchese dopo la visita della vigilia di Natale da parte dei senatori Marcucci e Granaiola. “Come segretario provinciale – afferma Mazzoni – Sono a sottolineare il lodevole atteggiamento e attivismo dei senatori Marcucci e Granaiola nei confronti della comunità del carcere di San Giorgio, una realtà dove i detenuti superano il numero delle guardie carcerarie e della polizia penitenziaria, e che vive grazie al volontariato delle associazioni e all’impegno del sociale del Comune di Lucca. Riteniamo già un primo passo avanti la collaborazione con l’Opera delle Mura per l’utilizzo come manodopera di detenuti che devono scontare meno di un anno di pena, ma i problemi non mancano. La palestra rimande chiusa così come la sala colloqui e un’interna ala del carcere. Con dispiacere noto, però, che gli altri schieramenti politici, anche quelli della mia coalizione di centro destra, sul tema sono latitanti. “Ho letto, infine – chiude Mazzoni – che verrà mandato un dettagliato rapporto al ministro della giustizia Alfano. Come esponente politico chiedo invece che sia il ministro a venire di persona a visitare la realtà del carcere di Lucca”.

Fonte: Il nuovo Corriere di Lucca e Versilia

martedì 28 dicembre 2010

Cristiani perseguitati e discriminati: poca attenzione dai media

Nel giorno in cui si ricorda anche Santo Stefano, primo martire cristiano, la Chiesa si sente particolarmente vicina a tutte le comunità ecclesiali perseguitate nel mondo.
Radio Vaticana - Ieri il Papa, nel suo Messaggio natalizio, ha elevato la sua preghiera a Dio perché “doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione” ispirando “i leader politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti”. Già nel discorso alla Curia Romana, il 20 dicembre scorso, Benedetto XVI aveva levato un accorato appello a fermare la cristianofobia nel mondo. D’altro canto, se negli ultimi mesi ha avuto una certa diffusione il caso di Asia Bibi, la madre di 5 figli condannata a morte in Pakistan per blasfemìa, molto spesso le persecuzioni anticristiane non ricevono attenzione dai media. Alessandro Gisotti ne ha parlato con padre Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia AsiaNews: ascolta

R. – E’ molto buono che il caso di Asia Bibi sia arrivato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo perché finalmente ha mostrato un po’ di luce sulla situazione terribile dei cristiani in Pakistan: sono una minoranza piccolissima ma sono veramente bersagliati come non mai. Non c’è soltanto un’emarginazione dal punto di vista sociale per cui ai cristiani non è concesso avere certi lavori e certe cariche ma c’è questa legge sulla blasfemia che li colpisce in un modo totalmente violento e imprevedibile. Asia Bibi è un po’ il simbolo di tutta questa sofferenza e di tutto questo lavoro di testimonianza che sta facendo la comunità cristiana in Pakistan.

D. – Quali sono le situazioni che destano maggiore preoccupazione guardando soprattutto all’anno che si sta chiudendo?

R. - Una delle situazioni di maggiore preoccupazione nel mondo mediorientale è quella dell’Iraq dove il governo non riesce a garantire assolutamente la sicurezza della vita dei cristiani che pure sono una minoranza così preziosa per la storia dell’Iraq e per lo stesso Paese, per la sua stessa cultura. Bisogna però dire che questa situazione, dove appunto c’è insicurezza in Medio Oriente, ha una sua “fonte” nell’Arabia Saudita dove, non dimentichiamolo, ci sono milioni di cristiani andati lì a lavorare e dove non c’è possibilità di celebrare Messa, di pregare in privato, dove non è possibile neanche finire di costruire una piccola cappellina. Poi, secondo me, la situazione più drammatica e più dolorosa è quella dei cristiani, dei pochi cristiani che ci sono in Nord Corea. Lì c’è una dittatura di tipo ideologico e basta che uno abbia la Bibbia che viene condannato a morte. Direi che la Nord Corea è la punta dell’iceberg di una persecuzione da parte del mondo comunista che ha sempre detto che la religione è l’oppio dei popoli e quindi ha cercato sempre di eliminarla oppure di dominarla in qualche modo. Quindi, dietro la Nord Corea metterei la Cina.

D. – Nel discorso alla Curia Romana il Papa ha levato un forte appello a fermare la cristianofobia nel mondo. Come assumere questo impegno anche nell’informazione?

R. – Nell’informazione è importante che tutti questi fatti e queste violenze vengano denunciate e vengano messe in chiaro perché molto spesso da parte dell’Occidente, in particolare, c’è un po’ la “politica dello struzzo”: non vedere, non parlare, così si può andare avanti a commerciare. L’Occidente e l’Oriente, invece, dialoghino non soltanto sul commercio ma anche sulle rispettive culture e portino l’uno all’altro l’impegno per migliorare la dignità dell’uomo perché, di fatto, i contatti tra i vari Paesi ormai sono soltanto di tipo strettamente economico e questo impoverisce il valore della persona umana. (bf)


Fonte:  http://www.laperfettaletizia.com/2010/12/cristiani-perseguitati-e-discriminati.html

Riportiamo discorsi e omelie di Benedetto XVI durante questo tempo di Natale, dagli auguri natalizi alla Curia Romana al Messaggio "Urbi et Orbi" del 25 dicembre.

26 dicembre 2010

Solennità del Natale del Signore: Messaggio Urbi et Orbi (Natale 2010)
“L’incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa. Nella notte del mondo si è accesa “una luce nuova, che si lascia vedere dagli occhi semplici della fede, dal cuore mite e umile di chi attende il Salvatore. Se la verità fosse solo una formula matematica, in un certo senso si imporrebbe da sé. Se invece la Verità è Amore, domanda la fede, il ‘sì’ del nostro cuore”.


24 dicembre 2010: Messa di mezzanotte

"L’intreccio di grazia e libertà, l’intreccio di chiamata e risposta non lo possiamo scindere in parti separate l’una dall’altra. Ambedue sono inscindibilmente intessute tra loro. Così questa parola è insieme promessa e chiamata. Dio ci ha prevenuto con il dono del suo Figlio. Sempre di nuovo Dio ci previene in modo inatteso. Non cessa di cercarci, di sollevarci ogniqualvolta ne abbiamo bisogno. Non abbandona la pecora smarrita nel deserto in cui si è persa. Dio non si lascia confondere dal nostro peccato. Egli ricomincia sempre nuovamente con noi. Tuttavia aspetta il nostro amare insieme con Lui. Egli ci ama affinché noi possiamo diventare persone che amano insieme con Lui e così possa esservi pace sulla terra".


Udienza generale del 22 dicembre 2010
"Il presepio, come genuina testimonianza di fede cristiana possa offrire anche oggi per tutti gli uomini di buona volontà una suggestiva icona dell’amore infinito del Padre".


Ai cardinali, arcivescovi, vescovi e prelati della Curia Romana, per la presentazione degli auguri natalizi (20 dicembre 2010)

"In noi sacerdoti e nei laici, proprio anche nei giovani, si è rinnovata la consapevolezza di quale dono rappresenti il sacerdozio della Chiesa Cattolica, che ci è stato affidato dal Signore".

Fonte:  http://www.opusdei.it/art.php?p=42033

lunedì 27 dicembre 2010

Primavera di speranza

L’anno 2011, i traguardi, le utopie e le possibilità

Un paese in ginocchio in attesa di risvegliarsi.

Ormai ci siamo, il prossimo Marzo per l’Italia sarà un momento importante, il traguardo dei 150 anni, almeno per noi monarchici rappresenterà un valore sentito, portato a termine come una missione, attraverso le insidie di guerre perse, semi rivoluzioni, colpi di stato cattiva politica ed amministrazione e negli ultimi anni lo sfascismo programmato delle forze politiche secessioniste. In data 17, infatti, ricorderemo la nascita dello Stato Unitario, ottenuta attraverso una vera e propria rivoluzione di carattere liberale, l’unica forse che ci sia mai stata in Italia. 


Sempre nel marzo del 2011 poi, potremmo ritrovarci una volta ancora in procinto di votare o in piena campagna elettorale per il rinnovo anticipato delle camere, dopo il possibile fallimento di questa legislatura che, nonostante la doppia fiducia incassata da Berlusconi il 14 dicembre, ormai si trascina stanca tra mille distinguo e litigi, tanto tra le forze di maggioranza che di opposizione.
Personalmente non sono affatto dispiaciuto di ciò. Per questa mia opinione, ho già dovuto rispedire al mittente le allusioni di alcuni amici e conoscenti, che ascoltatomi, non hanno esitato a marchiarmi per simpatizzante di sinistra o peggio ancora, per un anti-berlusconiano a prescindere !
Invece, non sono dispiaciuto, perché come iscritto all’unico partito monarchico italiano in attività, ritengo questa occasione propizia a giocare una carta importante. La butto così… se si dovesse andare al voto in primavera, presentiamoci con un nostro candidato alla Presidenza del Consiglio, osiamo ciò che sembra folle e forse la fortuna ci premierà !!!
Ha ragione l’amico Mazzoni di Lucca quando afferma che il raggiungimento del 4% oggi previsto quale soglia minima per essere eletti alla Camera, pur essendo un traguardo non facile, è impresa alla nostra portata anche considerando che non abbiamo un solo Euro da spendere. Non è impossibile, del resto, oggi ci sono rimasti i sogni, ed allora sognamo, ricordandoci che tutte le grandi imprese sono state precedute da sogni che sembravano impossibili.

Non erano forse dei sognatori SM il Re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi quando nel maggio del 1859 partirono per la guerra ? Eppure meno di 2 anni dopo l’Italia era fatta , contro ogni più avversa previsione, …contro tutti !

Oggi la gente è disorientata e stanca di promesse, è stanca di litigi, esausta dell’ipocrisia. La gente non crede più nella suddivisione post resistenziale di destra e sinistra e nelle ideologie del novecento, tutte sconfitte. La gente inoltre non capisce più il perché delle cose. Ad esempio, ad ogni annuncio di nuovi provvedimenti ci si chiede come è possibile che siano sempre le persone normali a dover pagare, a far sacrifici, a perdere un pezzetto della loro libertà e dei loro risparmi. In questa situazione di estremo disordine sociale, politico ed economico, dobbiamo essere in grado di poter parlare ad essa. Dobbiamo essere capaci di arrivare in tivvù ed alle radio con i nostri argomenti. Argomenti semplici, spiegati con parole semplici e per bocca di persone comprensibili, dalla faccia pulita. Dobbiamo parlare alle persone senza cadere nella critica altrui, ma esclusivamente per divulgare proposte. Dobbiamo parlare alla gente di politica insomma, perché nessuno lo fa più da anni ! Desidero semplificare all’estremo questo concetto : oggi forse, sarebbe sufficiente comparire per dare alla gente un’opzione in più, rispetto ai soliti noti, contrapposti all’astensionismo generalizzato !
Tracciando questo panorama - per nulla esagerato - la nostra partecipazione elettorale, appare ancora come un’utopia irrealizzabile ? …forse un pò meno vero ?
Certo dobbiamo aspettarci il tiro incrociato di tutti, da Di Pietro alla Lega Nord, ma potrebbe funzionare proprio perché sparandoci addosso, questi papponi della “politica” dell’ingrasso, che sguazzano nell’ipocrisia da decenni, finirebbero per farci la pubblicità che noi per ragioni economiche non possiamo permetterci.
Possiamo usare le loro stesse armi, per metterli in ridicolo e indebolirli !
A tutti gli amici e simpatizzanti monarchici cos’ come a tutte le persone che usano la ragione senza il pregiudizio nei nostri confronti, desidero portare i mie saluti ed auguri per il nuovo anno che andiamo ad iniziare. Dobbiamo essere fiduciosi, dobbiamo serrare le nostre fila, dobbiamo impegnarci tutti assieme per rifondare questo nostro Paese. L’Italia ne ha bisogno, il popolo italiano se lo merita e i nostri figli non devono pagare per la nostra inerzia !

Buon anno a tutti e viva l’Italia !