giovedì 17 novembre 2011

Dopo le armi il denaro: la nuova strategia cinese per soffocare il Tibet

16.11.11

Il nuovo governatore della provincia autonoma presenta un piano da 60 milioni di euro per “aiutare” monaci e religiosi del buddismo tibetano. Ma lancia anche i “monasteri modello”, una sorta di ghetto dorato per spezzare l’influenza che altri luoghi di culto hanno sulla popolazione locale. Una fonte di AsiaNews: “È una trappola”.

PeaceReporter - Pensioni “di anzianità”, sgravi fiscali e parziale libertà di culto. Sono queste le “esche” che il governo cinese sta cercando di usare per attirare i monaci tibetani nei “monasteri modello”, luoghi di presunta preghiera dove riunire tutti coloro che professeranno fedeltà al regime comunista sconfessando il Dalai Lama e l’idea di autonomia culturale per il Tibet.

Il programma è stato presentato da Chen Quanguo, che nel settembre 2011 è stato nominato Segretario del Partito e governatore della Provincia autonoma del Tibet. Chen è considerato un “moderato” rispetto al suo predecessore, il “mastino” Zhang Qingli, che con il suo atteggiamento violento aveva provocato le massicce rivolte avvenute nel 2008 a Lhasa e dintorni.

Chen, presentando il progetto, ha dichiarato che Pechino “è pronta a spendere 600 milioni di yuan (circa 60 milioni di euro) per i monaci buddisti. Vogliamo fornire pensioni di anzianità, contributi sanitari e sostegno giornaliero. Inoltre ci impegneremo per una maggiore diffusione di stampa e contenuti audio e video nella lingua tibetana”.

Quello che sembra essere un ponte di dialogo nasconde però un trucco: per “aiutare” tutti i religiosi (circa 50mila nell’area delle 3 province a maggioranza tibetana), il governo vuole proporre la creazione di “monasteri modello”: luoghi di nuova costruzione, chiusi al pubblico, dove ospitare e far lavorare i monaci nell’ambito della loro fede. Dei veri e propri ghetti, secondo una fonte di AsiaNews, che aggiunge: “Qualcuno si farà ingannare, ma non molti”.

Il governo centrale cerca in questo modo di spezzare la presa che alcuni monasteri, come quello di Kirti, hanno sui giovani tibetani: è da questo monastero che sono usciti i 12 monaci che si sono auto-immolati con il fuoco per protestare contro il dominio comunista e chiedere il ritorno del Dalai Lama nella sua casa. A sostegno di questi dimostranti si è alzata la voce di tutto il mondo.

mercoledì 16 novembre 2011

INVITANO ALLA SOLENNE S. MESSA alle ore 18


UNIONE MONARCHICA ITALIANA – Club Reale Vittorio Amedeo II

ISTITUTO NAZIONALE per la GUARDIA D’ONORE ALLE REALI TOMBE DEL PANTHEON

INVITANO ALLA SOLENNE S. MESSA alle ore 18

Sabato 19 novembre 2011 San Rocco
Piazza San Rocco –zona corso Virginia Marini-Alessandria

A ricordo del 150 ° della proclamazione del Regno d’Italia

Per S. M. la Regina Margherita a 160 anni dalla nascita

Per il Re Umberto II e la Regina Maria Jose’,
per il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena
Attesi al Pantheon di Roma

Per tutti i Membri di Casa Cavoia

Per i Caduti per la Patria in ogni momento

Alle ore 17.30 recita del S. Rosario pro- Defunti
SI PREGA DI ESSERE PUNTUALI PER TROVARE POSTO NEI BANCHI E DISPORSI ALLA PREGHIERA ED ALLA CERIMONIA SOLENNE
SONO GRADITE INSEGNE DI ASSOCIAZIONI, LABARI E BANDIERE.
SARANNO PRESENTI ASSOCIAZIONI D’ARMA, GUARDIE D’ONORE, GRUPPI DEVOZIONE RELIGIOSA PER LA PROCESSIONE D’INGRESSO.
LA S.MESSA E’ OFFERTA IN SUFFRAGIO DI TUTTI I NOSTRI CARI CHE CI HANNO LASCIATO NEL CORSO DEL 2011
ANIMAZIONE LITURGICA DEL CORO “JUBILUS” DIRETTO DAL
 M° ENRICO SOBRERO DI GENOVA
TROMBETTIERE M° CARLO GILARDI






Al termine della cerimonia il Parroco Rev. Don Massimo Marasini sarà lieto di presiedere il convivio serale a partire dalle ore 20 presso i locali adiacenti della Parrocchia, sala contenente al massimo 75 persone.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA  al n°  3388757442 – anche con sms
Oppure al n° 0131252437 Carmine PASSALACQUA
COSTO CENA 25 euro quale contributo per la serata.

VI PREGO DI INTERVENIRE NUMEROSI E DIVULGARE INVITO
















martedì 15 novembre 2011

Resoconto della prima riunione del movimento per la Gente di Zamparini.

Homepage

14/11/2011

Ieri a Fiano Romano il presidente Maurizio Zamparini a tenuto a battesimo il suo "Movimento per la gente"  a cui ha partecipato come relatore il nostro segretario federale Nino Sala. E' stato un momento imortante di grande partecipazione popolare, quasi 5000 persone, che hanno voluto testimoniare la voglia di un cambiamento dal basso della situazione italiana. All'evento sono intervenuti diverse associazioni come "Antiequitali" di Cagliari, Il Grembiule del Friuli ed il Tea Party dalla Toscana ed autorevoli esponenti della cultura e dello spettacolo tra cui Enrico Montesano, Tony Sperandeo, il comico Martufello e il parlamentare europeo Magdi Cristiano Allam.
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Fonte: Partito Tradizional Popolare 

domenica 13 novembre 2011

Nino Sala del Partito Tradizional Popolare a Fiano Romano con Zamparini

10/11/2011

Nino e Zamparini2.JPGDomenica 13 Novembre il segretario federale Nino Sala interverrà, in rappresentanza del Partito Tradizional Popolare, a Fiano Romano per il battesimo del Movimento per la Gente del Presidente Maurizio Zamparini.

E’ un appuntamento importante a cui partecipiamo con entusiasmo, perchè nasce, in un momento difficile per l’Italia, a Fiano un movimento popolare, aperto e animato da buoni propositi, sopratutto fatto di persone che vengono dal mondo del lavoro e non da quello dei privilegi che immobilizzano l’Italia.

Fonte: Partito Tradizional Popolare

 

 

martedì 8 novembre 2011

Renzi e le liberalizzazioni politically correct.

Renzi e le liberalizzazioni politically correct - foto
Tante 100 proposte, forse troppe. Appunti scritti con l’obiettivo di illustrare un nuovo progetto politico ma decisamente difficili da trasformare in un corpo omogeneo e comprensibile. L’impressione che scaturisce è quella di un forte indecisione politica sulla rotta precisa da prendere. Andiamo brevemente nel merito riguardo ai punti sui temi che a noi stanno più a cuore: fisco, conti pubblici e crescita.

Sicuramente ci piace il modo con cui si parla di riduzione del debito, sostenibilità del sistema pensionistico, abolizione dell’IRAP, riforma del diritto del lavoro, esternalizzazioni e riforma della giustizia. Non capiamo però come tutte queste proposte - per come vengono poste - possano essere autenticamente liberali. Nel dettaglio: la nostra riforma delle pensioni prevede il passaggio completo ad un sistema contributivo; l’abolizione dell’obbligatorietà della prestazione pensionistica; l’introduzione di operatori privati in concorrenza con l’INPS, cosi come già avviene adesso nella gestione del TFR per i lavoratori subordinati.

La nostra idea sull’IRAP è sì compatibile con quella di Renzi, tuttavia, cosa significa “una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie”? La pressione fiscale non deve essere trasferita, deve scendere e basta. La nostra idea sulla riforma del mercato del lavoro è poi una autentica innovazione: abolizione del CCNL. La nuova gerarchia contrattuale dovrà essere prima di tutto tra l’azienda e il lavoratore. La tutela sociale del lavoro è la capacità del lavoratore subordinato di imporre la propria professionalità, senza nascondersi dietro al Contratto Collettivo.

La nostra idea sulle esternalizzazioni può essere in linea con quella di Renzi: sottolineiamo allora l’importanza di un servizio pubblico che apre la propria attività a competenze esterne private. Ancora, ci piace l’idea di ridurre il periodo di sospensione dell’attività giudiziari e l’informatizzazione dei tribunali. Concludendo: in queste 100 idee proposte liberali ce ne sono, a partire dal principio di concorrenza tra settore pubblico e privato fino alle liberalizzazioni per INAIL e servizi di pubblica utilità locale. Nondimeno Renzi e i suoi collaboratori non hanno la stoffa degli autentici liberali. Ci sarebbe piaciuto individuare proposte per liberalizzazioni vere. Alcuni esempi? Rai, trasporto ferroviario, istruzione, sanità e sistema pensionistico. In tutti questi casi, lo Stato deve fare un passo indietro, vendendo o aprire il mercato alla competizione privata.

SIMONE SCARLINI
Fonte: http://www.teapartyitalia.it/index.php/articolo/renzi-e-le-liberalizzazioni-politically-correct

giovedì 3 novembre 2011

La liberta' ci rovina. di Piero Nicola


 
Eccettuate le mosche bianche, a sentire i politici, gli intellettuali e i semplici cittadini, si deve convenire che partano da un presupposto erroneo, alquanto fluido, e che perciò vaneggino pensando e favellando dei casi nostri, al di sopra della semplice sfera materiale. L’idea prefabbricata e di enorme momento è il concetto di libertà, questa parola più terribile d’una bomba atomica, maneggiata da gli uni con scaltrezza, dagli altri, con beata incoscienza.
Simili ad alunni delle elementari, essi avrebbero bisogno di maestro che ne metta a fuoco l’estensione, che dia loro un sodo punto d’appoggio da cui ripartire per i ragionamenti e per la vita.
confusioneIl termine libertà non significa nulla, è zeppo di illusione, senza le debite determinazioni. Ricordando come esso sia tutt’altro che un assoluto, molti ne convengono. Tranne gli anarchici, gli altri devono piegarsi al fatto che l’uomo non è in grado di valersi della libertà indeterminata, sconfinata. Le leggi e la forza pubblica sono lì a dimostrarlo, a mostrare la necessità di reprimere gli abusi, e non solo a causa dei delinquenti: chiunque necessita di un alto là o di un richiamo circa le sue tendenze e debolezze. Chiunque è preda della concupiscenza e di qualche vizio, magari di opinione in buona fede; ed esso non è mai innocuo, checché ne dicano i sofisti antichi o attuali, perché dall’errore nascono i mostri.
Sicché appare assiomatico che la libertà individuale e sociale abbisogna di limiti, per le rispettive integrità non solo spirituali. Il discorso può apparire teorico agli avveduti, i quali osservano: polizie e tribunali non sono sufficienti, quando la corruzione prende il sopravvento. Intanto, però, le leggi sbagliate sono l’esca della corruzione, specie in una società spiritualmente indigente qual è la nostra, dove ogni fede confortata dall’equa libertà, ben risposta nella verità, è ridotta a uno stato larvale; viceversa le giuste norme danno adito all’ideale rettitudine.
Resta da esaminare il rapporto tra la legislazione e l’etica che preserva dal male e quindi dal danno.
Prima di allegare alcuni esempi significativi, occorre una premessa. L’umane corruttibilità e fallibilità hanno carattere perenne, come è perenne la legge indispensabile per la vita comune e per quella personale. Le regole basilari della sana condotta sono irreformabili, data la costante la fragilità che danneggia gli esseri.
Prendiamo dunque il divorzio. L’istituto del matrimonio indissolubile non elimina certi inconvenienti; indipendentemente dalle circostanze, recherà i suoi dolori e scompensi. Tuttavia le seduzioni ad esso contrarie possono essere incrementate, o altrimenti represse senza nocumento per la giustizia; per giunta, il sentimento della famiglia unica e unita e il valore del sacrificio sono suscettibili d’essere promossi e di attecchire. Ma, anche nell’odierna situazione di crisi dei rapporti coniugali, il divorzio genera disordini e conseguenze deleterie molto superiori. Ergo, abbiamo una legge del diritto di famiglia (e non solo riguardo al mero vincolo matrimoniale) che produce una degradazione.
Una società può forse permettersi il divorzio, in quanto non decada, per questo, materialmente. La tara relativa all’esistenza superiore, presa dall’edonismo, mina il consorzio civile. E il divorzio vi costituisce un fenomeno del malanno.
Prendiamo l’aborto. Pur contenuto e moderato, il suo effetto è positivamente peggiore della sua proibizione. L’argomento con cui si sostiene che l’aborto clandestino sussisterebbe con peggiori conseguenze resta un sofisma. Uno stato molle, che non sa far rispettare il dovere, non diventa migliore abolendo la giustizia con la licenza; stabilendo diritti inesistenti, soprattutto si altera la verità.
Sarebbe inutile continuare con la pornografia in parte ammessa, in parte tollerata, con le negazioni legali di alcune differenze tra i sessi, con la totale equiparazione degli omosessuali ai normali, con gli artifici obbrobriosi concessi alla procreazione, con la legittimità attribuita ad ogni seduttore nel campo religioso, filosofico, morale. E ci vuol poco a chiudere la bocca agli indignati che stimano gli uomini capaci di difendersi dagli spacciatori di veleni ideologici. Le pene severe inflitte a chi parla o scrive denigrando i rappresentanti delle istituzioni civili, o a chi manifesta false opinioni su certi fatti storici, o che pecca di apologia di fascismo o di nazismo, rivela tutta l’importanza, tutta la pericolosità delle voci indesiderate, rivela quanto i cittadini siano influenzabili in tal senso.
Il complesso delle licenze, chiamate libertà legittime (anche in luogo di pur necessarie tolleranze), ha un evidente effetto di lusinga del vano orgoglio, di prossenitismo statale, ha assunto una tale grandezza che non durerà più molto senza aver abbrutito l’umanità.
Torna l’antica tragedia dei costumi deteriorati dai governanti che non sanno o non possono, a causa dello stesso sistema politico, governare altrimenti. Si è giunti a negare l’esistenza o l’importanza dei cattivi costumi. Questa balorda opinione è entrata nella comune forma mentis al pari d’un’epidemia, salvo accusare di dissolutezza i propri avversari. Del resto, la logica e la coerenza sono snervate, subordinate alla convenienza con lo stessa irrazionale cocciutamente usata dalle donnicciole.
O interviene una cura drastica, un’operazione sul corpo sociale posto sotto ferri chirurgici, o non abbiamo futuro. Purtroppo è finito il tempo in cui bastavano le mezze misure.
Quando la casa è sporca e infetta, si mette mano a scopa, lisoformio e topicida. Gli abitanti abituati al lezzo o nati nella topaia non potranno, per questo, evitare il peggio.

Fonte:http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1118:la-liberta-ci-rovina-di-piero-nicola-&catid=54:societa-civile-e-politica&Itemid=123

mercoledì 2 novembre 2011

La terra palestinese diventa patrimonio dell' umanita'

 
Consensi e malumori durante la votazione a Parigi

di Paola Bisconti

Nonostante l’assemblea generale abbia riconosciuto la Palestina come membro dell’organizzazione Onu, sono state numerose le dichiarazioni di chi non ha accettato il verdetto. Lunedì 31 ottobre nella sede di Parigi infatti a vincere sono stati i 107 voti favorevoli contro i 14 contrari, ma è proprio fra questi che si sono alzate le voci più forti. Israele parla di “tragedia” e non crede che tale vittoria palestinese possa aprire ad un futuro di pace. Ancora più drastica è la risposta degli Stati Uniti, che hanno provveduto a sospendere i finanziamenti di circa 60 milioni di dollari nei confronti dell’Unesco impoverendo le loro casse del 22%.

Ma se si considera che tra i voti favorevoli compaiono i nomi della parte del mondo che cresce (Cina, India, Brasile, Sud Africa, Russia e Paesi Arabi) si intravedono spiragli di ottimismo. Nel limbo degli indecisi vi sono invece l’Italia e la Gran Bretagna, astensioni interpretate come non-decisioni e che hanno contribuito ad aumentare la confusione tra gli stati europei, apparsi decisamente spaccati durante l’assemblea.

Ciò che conta alla fine è lo stato d’animo dei palestinesi, che si dichiarano fiduciosi e ottimisti. Sono consapevoli che la tutela dei beni come la Casa della Natività o l’orto del Getsemani non potrà modificare sostanzialmente la loro quotidianità, ma se i loro tesori saranno riconosciuti come tali allora la Palestina potrà sperare in un ingresso nelle Nazioni Unite. Tale traguardo significherebbe finalmente una tutela dei diritti umani e la possibilità di appellarsi contro qualsiasi tipo di sopruso.

Le dichiarazioni contrarie alla decisione dell’assemblea definiscono l’operazione prematura e controproducente… ma quanto dovrebbero attendere i palestinesi per vivere senza la paura di essere attaccati? Tutti A conferma dell’importanza della decisione dell’Unesco le parole del ministro degli esteri Riyad Al Maliki: “Questo è davvero un momento storico che suggerisce alla Palestina alcuni dei suoi diritti”. Ancora una volta, quindi, l’arte (e con essa l’educazione, la scienza, la cultura) diventa uno strumento per raggiungere obiettivi di pace.
 
Fonte: http://www.laperfettaletizia.com/2011/11/la-terra-palestinese-diventa-patrimonio.html