mercoledì 2 marzo 2011

Incarico UGL

Mauro Mazzoni, è stato conferito di delega dal sindacato UGL Provinciale Lucca, per partecipare al consiglio territoriale dell' immigrazione della provincia di Lucca .
Questo consiglio è rappresentato dal Presidente del consiglio territoriale, il Prefetto di Lucca, il Presidente dell' amministrazione provinciale, il Sindaco di Lucca,
il Questore di Lucca, i sindacati cgl, cisl, uil, direttori di enti pubblici, rappresenanti della  regione Toscana, e rappresententi di associazioni di volontariato.
 
 

martedì 1 marzo 2011

NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 : ABORTO FARMACOLOGICO E SUA ASSERITA INELUTTABILITA’ - di Pietro Guerini

di Pietro Guerini -  portavoce nazionale del comitato no194

Premessa: in calce all'articolo trovate i link per leggere tutti i precedenti articoli fin qui pubblicati dall'avv. Guerini. Invitiamo gli amici lettori a visitare il sito del comitato no194 e a dare la loro adesione a questa opera di civiltà
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Negli ultimi millenni , mentre il suo gemello scimpanzé si limitava ad effettuare capriole rovesciate, a grattarsi il capo e ad arrampicarsi sulle piante ,  l’essere umano ha realizzato una molteplicità di invenzioni finalizzate a garantirsi una maggior comodità nel vivere quotidiano .
Tra di esse , assai rilevanti nella materia di nostro interesse sono le cosiddette pillole abortive , con le quali si consente alla gestante di eliminare per via farmacologica la scocciatura di una gravidanza ed il prodotto della stessa .
Le tesi dirette ad affermare l’assoluta intangibilità della 194 hanno fatto riferimento anche all’entrata in commercio di tali prodotti .             cimitero
Si è sostenuto , in particolare , che la circolazione delle pillole abortive renderebbe anacronistico qualsiasi tentativo di regolamentazione del fenomeno .
Il progresso tecnologico ha incrementato notevolmente la potenzialità delle autovetture , che possono raggiungere velocità sempre più elevate .
Ciò nonostante , nessuno si stupisce che i vari codici della strada nazionali prevedano costantemente limiti di velocità , superati i quali vengono applicate sanzioni , in Italia , tra l’altro , di severità sempre crescente .
Perché nessuno si stupisce ?
Ovvio , perché ad una maggiore pericolosità del fenomeno deve corrispondere una maggiore attenzione da parte dello Stato nell’arginarlo , onde cercare di contenere il numero di vittime della strada .
Ma si può impedire preventivamente ad un automobilista di raggiungere velocità eccessive ?
No .
Per fare un esempio ancor più pregnante , rimaniamo in tema di pillole .
Negli ultimi anni si sono diffusi in misura esponenziale la produzione ed il consumo di compresse stupefacenti , il che ha reso ancor più difficilmente controllabile il commercio di droghe .
Un fenomeno preoccupante  , al quale non ha fatto seguito non dico l’abrogazione delle norme proibizioniste , ma neppure l’entrata in vigore di legislazioni maggiormente tolleranti in ordine allo spaccio ed al consumo ( pensiamo alla dose minima ) di quelle sostanze .
Ora , per quale motivo l’esistenza di forme più sofisticate di soppressione di un concepito dovrebbero giustificare la definitiva legittimità di quella condotta e vieppiù rendere ingiustificabili i tentativi di combattere quella legittimità , a differenza di quanto accade per altri fenomeni quali i sinistri stradali ed il commercio di sostanze stupefacenti , per i quali alla maggior sofisticazione corrisponde una maggiore severità da parte dello Stato ?
E dire che , se ci limitiamo ai dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute , nel 2009 sarebbero stati praticati nel nostro paese 116 933 aborti , mentre i dati sempre ufficiali ( sia pur molto allarmanti ) sugli incidenti stradali parlano di 4739 ( fonte DFT ) decessi verificatisi in Italia nel 2008 .
Ciò significa che i concepiti soppressi volontariamente nel 2009 sono stati 24,67 volte più dei morti sulla strada nel 2008 ( rapporto ben superiore se si considerano gli aborti clandestini ) , il che rende insostenibile ogni argomentazione diretta a motivare il differente atteggiamento dell’autorità con la trascurabilità del fenomeno legalizzato dalla 194 .
E dire , ancora , che , a seguito dell’assunzione di sostanze stupefacenti ( pratica sicuramente censurabile senza se e senza ma ) , l’evento letale ( ugualmente molto meno frequente ) è eventuale e frutto di regola di un processo progressivo , non certo ed immediato come nel caso dell’interruzione volontaria di gravidanza .
Il differente trattamento trova la propria ragione nella necessità , ben avvertita dalla classe parlamentare , di tutelare gli interessi di comodo degli elettori a totale scapito degli interessi vitali dei concepiti , che elettori non sono .
Interesse di comodo esercitato da quel prossimo congiunto che , viceversa , piange il defunto in un sinistro o la vittima dell’assunzione di droghe .
Un atteggiamento , questo , che ha indotto il legislatore a considerare embrione e feto meno tutelabili di un oggetto altrui ( danneggiando il quale si risponde del reato di cui all’art. 635 c.p. ) o dell’aria ( la cui qualità è salvaguardata dalle leggi ambientali ) .
Ecco che lo Stato viene meno alla propria funzione fondamentale , quella di offrire una tutela al soggetto più debole .
Ricordo , in particolare , che , ai sensi dell’art. 4 della 194 , è ammessa la soppressione di un concepito nei primi 90 giorni di gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali , quindi per qualsiasi motivo .
Una disposizione che incontra il dissenso di ben il 73,7 % dei nostri connazionali , in base ad un sondaggio Eurispes del 2006 .
E ricordo , ancora , che , in forza dell’art. 5 di tale legge , la decisione abortiva spetta solo alla madre , che può coinvolgere il potenziale padre solo se lo ritiene opportuno a sua discrezione , e ciò anche se coniugata .
Principio non condiviso dal 78% degli italiani , secondo lo stesso sondaggio or ora citato .
Appare evidente che la nostra azione , diretta all’abrogazione della l. 194 per via referendaria , di fatto resa obbligatoria dall’assoluto trentennale immobilismo della classe parlamentare , non deve in alcun modo essere dissuasa dall’introduzione delle pillole abortive .
La 194 legalizza l’aborto volontario , sia chirurgico che farmacologico .
La sua abrogazione renderebbe , quindi , illegale tale pratica in ogni sua forma e sanzionerebbe l’assunzione e il commercio di pillole abortive al pari dello spaccio di quelle stupefacenti , stante l’abrogazione pure dell’art. 22 della legge , che ha abolito le previgenti norme di carattere penale che punivano la condotta abortiva .
La tesi espressa dall’on. Fini nel 2009 , secondo cui la disciplina delle pilolle abortive sarebbe di esclusiva competenza delle commissioni farmacologiche , è tanto più significativa in quanto proveniente dal Presidente di una delle due Camere , organi che esercitano il potere legislativo
Lasciando a coloro che credono nelle favole la speranza che il nostro Parlamento possa anche solo modificare in senso restrittivo la legislazione attuale ed esprimendo , nel contempo , il disinteresse verso questa puramente teorica , intermedia eventualità , sottolineo con soddisfazione il consistente numero di nuove adesioni ( 4 al giorno ) che ho potuto riscontrare da quando , il 12-1-2011 , ho avuto modo di gestire personalmente il sito www.no194.org .
I neo iscritti , di regola , incoraggiano a non mollare ed esprimono un atteggiamento critico tanto profondo quanto spontaneo nei confronti sia della normativa vigente , sia del comportamento del mondo politico , sia , riscontro di fatto , dell’atteggiamento di una buona parte del mondo cattolico (termine nel quale , come sempre, non comprendo la realtà ecclesiastica) .
Una critica , quest’ultima , che registro senza alcun entusiasmo .
Il bilancio di questo mese e mezzo è stato tale da incoraggiarmi ancor più a proseguire in questa iniziativa che , per quanto mi riguarda , è , peraltro e in ogni caso , frutto di un impegno vitalizio ed irrevocabile .
Delle due l’una .
O si ritiene intangibile la scelta della madre e , quindi , intoccabile la 194 , o si ritiene prevalente il diritto di nascere del concepito , da comprimersi solo in circostanze del tutto eccezionali .
Ricordo sempre che la legislazione irlandese contempla l’aborto solo quale conseguenza del pericolo di vita della madre , evento percentualmente del tutto trascurabile sul piano casistico .
Qualunque posizione intermedia è palesemente contraddittoria , frutto nella migliore delle ipotesi di confusione ed incoerenza .
Dopo aver ringraziato gli iscritti per la loro adesione e le loro parole , invito tutti coloro che sono riusciti non solo a cogliere la drammaticità del fenomeno abortivo e la necessità di abrogare la 194 , ma pure a comprendere l’inefficenza e l’ipocrisia di chi ha sino ad oggi strumentalizzato e reso irrilevante il dissenso verso tale legge , gestendolo con finalità del tutto avulse della tutela della vita del concepito , ad aderire all’iniziativa neoreferendaria sul sito www.no194.org ( con le modalità precisate sotto “ Aderisci"), ricevendo risposta dal sottoscritto entro 24-48 ore dall’invio della loro mail .
28-2-2011

sabato 26 febbraio 2011

Libia, Governo si mobiliti a favore di lavoratori e imprese italiani


Centrella: “Mettere fine a massacro e intervenire contro ripercussioni economiche”
Data: 25/02/2011
“Siamo fortemente preoccupati per i lavoratori italiani in Libia, così come per le imprese, e per questo chiediamo al governo di intervenire al più presto per evitare ulteriori perdite di vite umane”.
Lo dichiara Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, per il quale “alla luce della gravità della situazione, degli interessi e delle relazioni del governo italiano con la Libia è assolutamente doveroso mobilitarsi per mettere fine al massacro di civili e per scongiurare ripercussioni negative a partire dall’emergenza sbarchi fino ad arrivare all’approvvigionamento energetico”.
Intanto, rincarano i prezzi dei carburanti. Per il segretario confederale dell’Ugl, Paolo Varesi, “il cosiddetto ‘effetto Libia’ non sia la scusa per dare avvio ad aumenti speculativi solo in parte giustificati dai tragici eventi che si stanno verificando nel Paese nordafricano”.
“Le compagnie hanno ritoccato verso l’alto i prezzi dei carburanti già di 2 centesimi al litro - spiega -, senza ragioni obiettive, ma solo sulla scorta di un possibile calo dell’offerta. Una velocità di ‘reazione’ che non si registra quando, invece, si tratta di adeguare al ribasso i medesimi prezzi”.
“Gli aumenti rischiano di causare un effetto domino, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari e i generi di prima necessità, che potrebbero diventare preda della possibile speculazione legata al trasporto. E’ dunque necessario - conclude il sindacalista - che il governo monitori con attenzione quanto sta succedendo e convochi immediatamente un tavolo di confronto con le parti interessate per delineare una strategia comune anti-speculazione”.

Fonte:  http://www.ugl.it/InPrimoPiano/tabid/209/ctl/Details/mid/582/ItemID/5025/language/it-IT/Default.aspx?SkinSrc=[L]Skins/interna_2_colonne/skin&ContentPaneSkin=[L]Containers/xhtml_orig/innerContent_container

venerdì 25 febbraio 2011

Allarme immigrazione: tiepida la risposta dell’Europa alla richiesta d’aiuto dell’Italia. Pericolo per le infiltrazioni terroristiche

Sulle violenze in Libia è intervenuto ieri sera anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, secondo il quale si tratta di “una grande tragedia sotto gli occhi di tutti”. “Tutta l'Europa - ha poi aggiunto il porporato - deve intervenire in modo efficace sul fronte immigrazione per aiutare i Paesi di primo approdo”.

RadioVaticana - Sarebbero, infatti, diverse centinaia di migliaia le persone pronte a partire dalla Libia alla volta delle coste europee. L’allarme è stato lanciato da più fronti ed il governo italiano si dice molto preoccupato per quanto potrebbe accadere. A Bruxelles, ieri, l’argomento è stato al centro di un vertice dei Ministri degli Interni europei. Dalla capitale belga, ci riferisce Laura Serassio.
Riflettori puntati anche sulla sicurezza: insieme all’enorme flusso di immigrati, potrebbero, infatti, arrivare anche appartenenti a cellule terroristiche intenzionate a colpire l’Europa. Come si può evitare giuridicamente un problema del genere? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Monica Spatti, ricercatrice del Dipartimento di studi giuridici all'Università Cattolica di Milano ed esperta di immigrazione in ambito europeo.
 

domenica 13 febbraio 2011

Il 17 marzo: festa di una nazione e di un popolo

A partire dal 1821 e fino al 1870 si concretizza quella che storicamente è definita “L’Unità d’Italia”. Sbaglia chi inquadra questo periodo come mera questione politica: il Risorgimento fu la celebrazione di valori universali come l’umanità, la solidarietà e la fratellanza sotto un unico vessillo…

di Stefano Buso

Il 17 marzo 2011 sarà festa nazionale. Tra l’altro esclusiva di quest’anno, poiché si festeggeranno i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. Quello che potrebbe essere una lieta circostanza che avvicina tra loro gli italiani ha altresì innescato sterili polemiche e più di qualche protesta. C’è chi dice che è una festa irrinunciabile, proprio perché avviene una sola volta, perciò da celebrare. Altri rumoreggiano perché capita di giovedì, un giorno come un altro, utile alle maestranze – della serie “in Italia (a dire di qualcuno) si lavora ancora troppo poco”…. Infine, c’è qualcuno convinto che ognuno deve comportarsi secondo la propria coscienza. 

Nei fatti è stato o no stabilito che il 17 marzo sia festa? Bene, allora si festeggi, per sentirsi tutti uniti, ed esser riconoscenti a chi ha dato i migliori anni della propria vita per costruire il nostro Bel Paese! Quello che si palesa come una matassa da sbrogliare è quindi in realtà una questione di facile soluzione. 

Ciò detto, emerge un’evidente strumentalizzazione atta a minimizzare il significato intrinseco del festeggiamento. Perché proprio quel giorno?, insiste qualche mente maliziosa. Come mai non farla di sabato o domenica? E il valzer dei se, dei ma, dei forse e dei perché ha preso il via e sembra destinato a proseguire fino al fatidico evento. 

Per quanto concerne il giorno lavorativo e i relativi brontolii, basti ricordare che, lustri or sono, i proprietari terrieri ancora tuonavano quando i braccianti si recavano alla messa di domenica. Sì, perché secondo i possidenti persino il giorno del Signore era necessario al provento. E così, quando qualche prete di campagna si appellava alla sensibilità dei ricconi affermando che la domenica era giorno di preghiera (e di riposo), era bollato come pericoloso socialista. Probabilmente ai latifondisti era del tutto sfuggito il De Rerum Novarum di Leone XIII e soprattutto il messaggio inconfutabile d’apertura alle masse che il Pontefice aveva voluto significare in quell'enciclica sociale.

Ritornando alla vexata quaestio – festa sì o no – seppur da posizioni differenti bisognerebbe far prevalere il buon senso, aspetto che da un bel po' manca nel nostro quotidiano. Abbondano invece apatia e qualunquismo, proprio alla vigilia del centocinquantesimo. Spiace costatare che questa cerimonia non scalfisca il cuore degli italiani, giovani e anziani. È la triste verità purtroppo, anche se la colpa non è tutta del popolo: l’impressione è di una decisa mancanza di slancio ed entusiasmo dall’alto. Chiamiamolo pure esempio, tanto per semplificare il concetto! È così tra indecisioni, tentennamenti e impegni vari, questa giornata rischia di scivolare anonimamente nel dimenticatoio.
Disertare un appuntamento così significativo equivale a soffocare la memoria collettiva rinunciando al dialogo con il passato. Peggio, equivale a non ravvivare quella fiammella che idealmente arde nel cuore di ognuno di noi: senso di patria (e appartenenza) non certo come anacronistici flirt nazionalistici, bensì quale tributo a chi ha lottato anima e corpo affinché questo lungo lembo di terra potesse chiamarsi Italia. Buon 17 marzo a tutti.
 
 

domenica 6 febbraio 2011

«Tagliare finanziamento all’aborto nostra priorità»

«La legislazione per vietare in modo permanente il finanziamento all’aborto in tutti i programmi federali è una delle nostre più alte priorità legislative», così si è espresso il nuovo speaker della Camera degli Stati Uniti, John Boehner il 20 gennaio 2010 durante una conferenza.

Uccr - Ha anche aggiunto che la nuova maggioranza repubblicana sta mantenendo il suo impegno con i contribuenti «garantendo che le loro tasse non verranno mai utilizzate per finanziare aborti». Ha detto che un divieto di finanziamento aborto è «la volontà del popolo e deve essere la legge del paese». Ha anche citato un sondaggio della Quinnipac University, nel quale si rileva che il 67% dei contribuenti è contrario al finanziato dell’aborto. Ha continuato: «Il nostro nuovo progetto di legge è stato ideato per porre fine definitivamente a qualsiasi sostegno finanziario del governo degli Stati Uniti verso l’aborto, sia che si tratti di finanziamento diretto o crediti d’imposta o qualsiasi altra sovvenzione».
Si tratta della Legge per la protezione della vita (Protect Life Act), della Legge contro la discriminazione sull’aborto (Abortion Non-Discrimination Act, Anda in sigla) e della Legge sul finanziamento da parte dei contribuenti all’aborto (Taxpayer Funding for Abortion Act). I vescovi degli Stati Uniti hanno valutano positivamente i tre progetti di legge presentati alla Camera dei Rappresentanti che vogliono tutelare meglio la libertà di coscienza dei contribuenti e degli operatori sanitari in materia di aborto.
 

venerdì 4 febbraio 2011

PROCLAMATO DALL'UGL STATO DI AGITAZIONE PER TUTTE LE CATEGORIE DEL PUBBLICO IMPIEGO

Dopo un anno di annunci mediatici, da parte del Ministro alla Funzione Pubblica, la riforma della Pubblica Amministrazione si è rivelata un vero e proprio bluff. Sebbene la riforma inizialmente abbia ottenuto dei risultati positivi, anche per via dell’effetto della campagna “antifannulloni”, ora le deficienze del suo impianto originario ed in particolare le profonde lacune attuative, rischiano di naufragare nella più classica delle trappole, la nostra burocrazia e la lotta tra le burocrazie per la salvaguardia delle sfere di competenza. L’attuazione della riforma, di fatto, ha investito le Amministrazioni Pubbliche, di nuovi adempimenti burocratici, andando a gravare una situazione già di per sé (in conseguenza alla scelta dissennata di operare un taglio indiscriminato agli organici del personale con il blocco del turn-over) ai limiti del possibile. La performance e la valutazione individuale, sono state le parole chiave attraverso le quali, il Ministro Brunetta, aveva promesso al paese una radicale trasformazione della vecchia e rugginosa Amministrazione Pubblica. Ad esse si accompagnava un complesso sistema di premi e di sanzioni, sino al licenziamento per scarso rendimento, sostenuto da una rivisitazione in chiave privatistica del ruolo del dirigente. Ma l’impianto organizzativo generale e le complicate e farraginose procedure di produzione dell’atto amministrativo e l’organizzazione interna restavano tali e quali. Considerato che il fulcro della riforma è costituito dalla valutazione dalla misurazione della performance individuale è conseguente che premi e sanzioni ne siano i corollari obbligati. Ma le risorse per i premi economici sono scomparse azzerate dalla legge di stabilità, che ha congelato le retribuzioni e tagliato le risorse. Inoltre, proprio la presenza nella riforma di alcuni elementi fortemente prescrittivi e punitivi nei confronti del personale, non hanno fatto altro che deprimere il senso di appartenenza e la reputazione di tanti dipendenti pubblici. Il risultato non poteva essere che un fallimento annunciato! Per cambiare realmente e rendere la Pubblica Amministrazione più efficiente e competitiva, si devono prima risolvere i problemi a livello organizzativo e mettere mani sull’intero sistema. Si deve puntare sul valore del fattore “Pubblico” e valutare con meticolosità l’impatto dell’azione amministrativa, in un ambiente spesso privo di parti con cui confrontarsi. In definitiva, l’interesse dei cittadini e delle imprese, che hanno seguito con attenzione e favore questa riforma, era attratto dalla promessa di una trasformazione in positivo dei servizi offerti dalle Pubbliche Amministrazioni. Invece di puntare su questa aspetto, la riforma si è concentrata nel colpire il singolo dipendente, attraverso il meccanismo del premio e della sanzione che, alla collettività, oltre che leggere una notizia in più nella cronaca dei quotidiani, non ha portato nulla! Il motivo per il quale è stato mancato l’obiettivo, è che la sanzione per il singolo dipendente è diventato il vero cardine di tutta la riforma, attribuendo anche alla valutazione e alla performance una valenza fortemente, se non esclusivamente, punitiva. Resta molto singolare inoltre, che per organizzare il tutto, si è creata una Commissione di Valutazione che, oltre ad avere un costo rilevante per tutti i cittadini, non ha nessuna autonomia di potere, in quanto i suoi membri vengono nominati, e le retribuzioni stabilite, dal Governo. Ma anche sul versante della democrazia sindacale la riforma Brunetta non ha mantenuto gli impegni nonostante la tassatività della norma. L’articolo 65, comma 3, del decreto legislativo “Brunetta” sebbene avesse, in deroga all’articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del 2001, prorogato gli organismi di rappresentanza del personale anche se le relative elezioni erano state già indette, aveva stabilito che “le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010”. Parole, nonostante scritte sulla carta, al vento. Infatti il decreto legge del 30 dicembre 2009, n. 194, coordinato con la legge di conversione del 26 febbraio 2010, n. 25, ha quindi ulteriormente prorogato la rappresentatività delle Organizzazioni Sindacali, ai fini della partecipazione alle trattative per i rinnovi dei Contratti collettivi di lavoro per gli anni 2010/2012, sulla base dei dati già accertati per il biennio contrattuale 2008/2009. Questa situazione produce una profonda, ingiustificata discriminazione fra le sigle Sindacali. Una palese intollerabile forzatura delle regole che si traduce in un ingiustificato vantaggio per quelle organizzazioni che con il differimento del voto mantengono diritti e guarentigie sindacali che non gli spetterebbero. Per queste ragioni, la Ugl ha proclamato lo stato di agitazione delle categorie del pubblico impiego, perché occorre restituire centralità al sistema pubblico, superando quella descrizione del servizio pubblico pregiudizialmente rappresentato come poco produttivo, inefficiente, lento, pachidermico viziato da burocratismo e refrattario alla modernizzazione, che è il fondamento ideologico della riforma brunetta e ripristinare la democrazia della rappresentanza dei lavoratori, oggi, calpestata dalle decisioni dilatorie del Ministro della Funzione Pubblica.

Vittorio Baccelli - Commissario regionale Toscana Autonomie Ugl