
UN DEBITO ENORME. Certo, sempre di crescita si tratta. Ma se il governatore della ricca provincia cinese del Guandong, Zhu Xiaodan, ha affermato che «le difficoltà che dobbiamo affrontare sono quasi certamente maggiori rispetto a quelle della crisi finanziaria del 2009», un problema c’è. Questo problema si chiama debito: non solo statale ma anche e soprattutto locale. Il debito degli enti locali ammontava a 4 milioni di miliardi di yuan nel 2006, nel 2010 ha raggiunto la cifra astronomica di 10,7 milioni di miliardi di yuan, circa due milioni di miliardi di euro. Cifre a 12 zeri. Il 42 per cento di questa somma (probabilmente aumentata negli ultimi due anni) deve essere pagato alla fine del 2012, il restante 53 alla fine del 2013. Non solo: a questa somma bisogna aggiungere il debito dello Stato, che si aggira sui 13 milioni di miliardi di yuan, per un totale complessivo di 23,76 milioni di miliardi di yuan, circa 4 milioni di miliardi di euro.
SI AVVICINA IL CONGRESSO. È questo il primo problema della Cina, che si avvicina al suo 18esimo Congresso nazionale del Partito comunista, quello in cui verrà decisa la nuova Commissione permanente del Politburo del Partito comunista cinese, l’organo di sette funzionari che governa di fatto il paese. Il secondo problema è bene evidenziato dalla risposta che un sindaco di una delle tante città della provincia di Hangzou ha dato al dipartimento delle Finanze della provincia, che gli chiedeva qual era il loro piano per rientrare dai debiti: «Non prendiamo neanche in considerazione la possibilità di rientrare dal debito».
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